Arcotech Srl – Safety Solutions Prodotti per la protezione, segnalazione e delimitazione per l'industria, arredo urbano, magazzini, logistica, produzione ecc. 2022-05-17T09:14:31Z https://www.arcotech.it/feed/atom/ WordPress https://www.arcotech.it/wp/wp-content/uploads/2016/01/cropped-symbol-40x40.png Alexandra Gaeta <![CDATA[Il fermaruote che ti salva la vita]]> http://www.arcotech.it/?p=11339 2016-05-13T09:12:39Z 2016-05-13T09:05:54Z Il protagonista di questa storia è il dipendente di un’azienda che lavora su un muletto. Il suo lavoro è di manovrare il carrello elevatore mentre a terra un suo collega ha il compito di agganciare e sganciare dei grossi pannelli in cemento molto pesanti. Che cosa accade. Per velocizzare il lavoro, l’uomo scende dal muletto […]

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Il protagonista di questa storia è il dipendente di un’azienda che lavora su un muletto. Il suo lavoro è di manovrare il carrello elevatore mentre a terra un suo collega ha il compito di agganciare e sganciare dei grossi pannelli in cemento molto pesanti. Che cosa accade. Per velocizzare il lavoro, l’uomo scende dal muletto per aiutare il collega a imbragare un pannello, senza accorgersi di aver lasciato il mezzo in pendenza e senza aver tirato il freno di stazionamento. Fatto sta che il muletto si muove e lo travolge, schiacciandolo, provocandogli una paralisi agli arti inferiori.

Durante il processo sulle responsabilità, i due titolari della ditta vengono assolti in primo grado perchè il muletto era stato lasciato con il motore acceso e con il freno non attivato. In seguito, poi, la Corte d’Appello annulla l’assoluzione condannando i due titolari per la mancanza di un’adeguata informazione e formazione impartita al dipendete. In pratica l’azienda dovevano indicare al mulettista tutte le procedure di lavoro necessarie, come, per esempio, non scendere dal mezzo, verificare il funzionamento del freno e inserire delle zeppe sotto le ruote del muletto. Con il ricorso in Cassazione degli imputati, poi, la Cassazione annulla la sentenza della condanna, non tanto perché  l’operatore era sceso dalla macchina o perché si era posto davanti ad essa, quanto perché, prima di scendere dal mezzo, non aveva provveduto ad azionare il freno.

Ora, il mulettista perde la causa, l’azienda la vince, ma c’è sempre qualcuno a causa di questa storia che non potrà più camminare.

Bastava un fermaruote per evitare questa tragedia.

Tutte le aziende che lavorano con mezzi pesanti come camion, autocarri e muletti, che per caricare e scaricare la merce hanno bisogno di fermare il mezzo in un preciso punto di sosta, dovrebbero informare i dipendenti dell’importanza del fermaruote. E, ovviamente, prima possederlo.

fermaruote Arcotech BigBoy-Stop

 

BigBoy-Stop BigBoy-Stop

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Arcotech <![CDATA[Incanalare bene con CONI STRADALI…..]]> http://www.arcotech.it/?p=11324 2016-05-10T12:33:38Z 2016-05-10T12:26:36Z Sappiamo che i CONI STRADALI possono essere utilizzati in tanti modi. C’è chi li utilizza come coni segnaletici per passaggio di persone Coni per il passaggio di persone o come coni di sicurezza stradale stradale per la circolazione veicolare su strade MA c’è anche chi li usa come…. COSA?? Hahahahaaaa

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Sappiamo che i CONI STRADALI possono essere utilizzati in tanti modi.
C’è chi li utilizza come coni segnaletici per passaggio di persone Coni per il passaggio di persone o come coni di sicurezza stradale stradale per la circolazione veicolare su strade

MA c’è anche chi li usa come…. COSA?? Hahahahaaaa

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Alexandra Gaeta <![CDATA[La sicurezza è un fatto, non un’opinione]]> http://www.arcotech.it/?p=11286 2016-05-03T07:49:17Z 2016-05-03T07:49:17Z Tombini sporgenti, buche, asfalto rovinato, rami caduti, scalini e marciapiedi rotti, mancanza di segnaletica,  barriere metalliche … le insidie nelle strade delle nostre città, da nord a sud senza distinzione alcuna, sono davvero troppe. Se si digitano su google le parole “dissesto strade” si apre un mondo, e si rimane stupiti della quantità di blog, […]

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Tombini sporgenti, buche, asfalto rovinato, rami caduti, scalini e marciapiedi rotti, mancanza di segnaletica,  barriere metalliche … le insidie nelle strade delle nostre città, da nord a sud senza distinzione alcuna, sono davvero troppe.

Se si digitano su google le parole “dissesto strade” si apre un mondo, e si rimane stupiti della quantità di blog, pagine Facebook e siti locali dedicati a questo argomento. Ce n’è uno in particolare, Citywarn (citywarn) che permette ai cittadini di segnalare in tempo reale, con foto e descrizione dettagliata, tutti i problemi in fatto di sicurezza pubblica e manutenzione stradale della propria città.

Ed è proprio qui che leggo la storia di un signore di Milano che mentre con la sua bici attraversava via Bramante, cade sui binari del tram resi viscidi dalla pioggia e va a sbattere con il petto contro uno dei paletti che servono a delimitare un’area di passaggio. “Se non mi fossi inclinato in caduta, non sarei qui a scrivere”, dice, “ma questi paletti, non sono pericolosi per bici e scooter?”.

Altro che se non sono pericolosi! Di infortuni gravi e meno gravi causati dall’impatto con questi paletti si potrebbe scrivere un trattato di tremila pagine.

In alcune zone della città, soprattutto dove c’è maggiore passaggio di scooter e biciclette e dove gli spazi non sono molto ampi, sarebbe utile che i comuni pensassero a installare dei tipi di paletti flessibili, come quelli che Arcotech da tanti anni vende per la sicurezza stradale (paletti stradali) per prevenire incidenti come quello del signore di Milano. In caso di impatto, i paletti flessibili cedono fino a 30°, attutendo così qualsiasi colpo.

La sicurezza è un fatto, non un’opinione!

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Alexandra Gaeta <![CDATA[Avete mai pensato alla sicurezza dei frantoi?]]> http://www.arcotech.it/?p=11243 2016-04-26T07:38:13Z 2016-04-26T07:38:13Z Ad oggi esistono ancora attività e comparti lavorativi che rimangono poco esplorati dal punto di vista della tutela della sicurezza del lavoro. Tra questi ci sono sicuramente le attività di produzione del vino e dell’olio, poco analizzate dal punto di vista della sicurezza soprattutto per la evidente difficoltà, a causa della stagionalità di questo tipo […]

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Ad oggi esistono ancora attività e comparti lavorativi che rimangono poco esplorati dal punto di vista della tutela della sicurezza del lavoro.

Tra questi ci sono sicuramente le attività di produzione del vino e dell’olio, poco analizzate dal punto di vista della sicurezza soprattutto per la evidente difficoltà, a causa della stagionalità di questo tipo di lavoro e dell’intercambialità delle mansioni, di delineare con precisione i profili degli operatori del settore.

Esiste però un documento del 2011 dell’ INAIL CONTARP (Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione) che spiega i rischi a cui un lavoratore di un frantoio può andare incontro durante le varie fasi di lavorazione del prodotto (prevenzione inail)

I pericoli presenti nei frantoi: il rumore (basta pensare agli ambienti angusti dove abitualmente sono alloggiati i macchinari utilizzati per la lavorazione delle olive che diffondono ancora di più il rumore dei macchinari); le vibrazioni meccaniche; pesatura, deposito e scarico in tramoggia (fasi ad alto rischio per la movimentazione meccanica eseguita con muletti); lavaggio-defogliatura, frangitura, gramolatura, separazione e estrazione dell’olio (operazioni che necessitano di accorgimenti di sicurezza ben precisi come pavimenti asciutti per evitare cadute e tramogge di carico protette e segnalate); conservazione e confezionamento del prodotto (i fattori di rischio riguardano la movimentazione manuale e meccanica dei recipienti, l’imbottigliamento automatico e il confezionamento dei prodotti ).

La movimentazione con carrelli elevatori è la fase più critica soprattutto perché nei frantoi lo spazio è limitato ed è facile che ci siano per terra chiazze d’olio, un pericolo da non sottovalutare soprattutto in caso di rampe di carico. Per evitare lo scivolamento e la caduta dei carrelli, i piazzali di carico devono avere pendenze idonee, ma soprattutto diventano fondamentali i  fermaruote per i mezzi da caricare.

Arcotech offre una gamma di fermaruote per camion, autocarri e muletti progettata e realizzata interamente in Italia con gomma riciclata e certificata per la sicurezza di mezzi e persone (fermaruote Arcotech).

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Alexandra Gaeta <![CDATA[Prima si muore, poi si parla di sicurezza]]> http://www.arcotech.it/?p=11119 2016-04-18T06:46:19Z 2016-04-18T06:37:40Z Le chiamano “tragedie annunciate” proprio perché possono essere evitate. E allora perché si deve necessariamente aspettare che accada una disgrazia per capire che le cose devono cambiare? Federico Benedetti di 46 anni e Roberto Ricci Antonioli di 55 sono deceduti pochi giorni fa travolti dalla frana di Colonnata, a Carrara, e purtroppo i due sfortunati […]

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Le chiamano “tragedie annunciate” proprio perché possono essere evitate. E allora perché si deve necessariamente aspettare che accada una disgrazia per capire che le cose devono cambiare?

Federico Benedetti di 46 anni e Roberto Ricci Antonioli di 55 sono deceduti pochi giorni fa travolti dalla frana di Colonnata, a Carrara, e purtroppo i due sfortunati cavatori entrano a far parte delle “morti annunciate”.

Lo dice anche il procuratore di Massa Carrara, Aldo Giubilaro: «Non mi sento di dire che ci siano condizioni di sicurezza accettabili all’interno delle cave di Massa Carrara, chi ha l’obbligo di mettere in atto le normative antinfortunistiche e rispettare le regole per la sicurezza dei lavoratori non lo fa, e chi dovrebbe controllare che ciò accada non è nelle condizioni per farlo».

 

Negli ultimi dieci anni nelle cave di Carrara ci sono stati 9 morti e 1.258 infortuni, e considerato che le giornate lavorative sono circa 250 l’anno, il conto è di un infortunio ogni due giorni.

 

Ci sono tre indagati per la tragedia di Colonnata: il titolare della cava, il direttore dei lavori e il responsabile della sicurezza. Per tutti e tre i reati contestati sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose.

Forse sarebbe stato utile conoscere le principali normative che riguardano la sicurezza nelle cave: sicurcave

Basta morire di lavoro!

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Alexandra Gaeta <![CDATA[La giungla dei cantieri insicuri: più vittime nel 2015]]> http://www.arcotech.it/?p=11081 2016-04-12T06:56:57Z 2016-04-12T06:56:57Z Mettetevi davanti a un cantiere della vostra città e guardate in alto. Quanti operai con elmetto e imbragatura vedete sulle impalcature? Probabilmente nessuno. Una situazione tristemente visibile, purtroppo, anche in grandi cantieri circondati da cartelli che fanno ben sperare che qualcuno adotti tutte le norme di sicurezza. Ma non è così. Come possiamo meravigliarci quindi […]

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Mettetevi davanti a un cantiere della vostra città e guardate in alto. Quanti operai con elmetto e imbragatura vedete sulle impalcature? Probabilmente nessuno. Una situazione tristemente visibile, purtroppo, anche in grandi cantieri circondati da cartelli che fanno ben sperare che qualcuno adotti tutte le norme di sicurezza. Ma non è così.

Come possiamo meravigliarci quindi davanti al fatto che l’edilizia continua a essere il settore più colpito dalle tragedie sul lavoro.

I dati Inail lo confermano: nel 2015, su un totale di 878 vittime sul lavoro, il 15% appartiene al settore delle costruzioni. Vale a dire 132 morti. Rispetto all’anno precedente la situazione è peggiorata: nel 2014 le vittime dell’edilizia erano state 106 su un totale di 746, quindi il 14,2%.

Tra le principali cause di queste morti assurde emerge qualcosa di ancora più insensato, cioè la mancanza di appositi sistemi di sicurezza che andrebbero installati in fase di realizzazione o ristrutturazione degli edifici. Un esempio? L’inesistenza di semplici occhielli o delle cosiddette “linee di vita” a cui l’operatore si aggancia tramite l’imbracatura per poter lavorare in quota in tutta sicurezza. Capita spesso che il lavoratore abbia sì l’imbracatura ma non la possibilità di ancorarsi a una linea vita perché mancante.

Investire sulle attività di prevenzione e formazione dei lavoratori va benissimo, ma che non si trascuri l’importanza delle attività di controllo da parte di enti preposti.

“I lavori in quota possono esporre i lavoratori a rischi molto elevati per la loro salute e sicurezza, in particolare a rischi di caduta dall’alto e ad altri gravi infortuni sul lavoro. Ogni responsabile di un immobile (amministratore condominiale o proprietario) o il datore di lavoro, dirigenti e preposti possono essere coinvolti in azioni penali e civili qualora emergano violazioni o deficienze nei riguardi delle normative vigenti in merito alla protezione dei lavori in quota. Le linee vita di tipo stabile (secondo la norma UNI EN 795) sono costituite da un insieme di ancoraggi posti in quota sulle coperture alle quali si agganciano gli operatori tramite imbracature e relativi cordini. Esse vengono installate sulle coperture dei nuovi edifici per la loro manutenzione e per la manutenzione periodica di eventuali impianti o coperture fotovoltaiche, a seguito di una normativa nazionale attualmente adottata solo da alcune regioni italiane.”

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Alexandra Gaeta <![CDATA[La tecnologia nella sicurezza: convegno Sicurezza&Oltre]]> http://www.arcotech.it/?p=11068 2016-04-07T10:49:40Z 2016-04-07T10:47:42Z Il 9 giugno a Milano si terrà il convegno “Sicurezza&Oltre” (sicurezzaeoltre) organizzato dalle principali associazioni di categoria del settore e dedicato alla sicurezza industriale, commerciale, residenziale e delle infrastrutture critiche, per discutere di sicurezza ma soprattutto del ruolo importantissimo della tecnologia e della sua evoluzione in questo campo. “Sfide” e “opportunità” sono le parole chiave […]

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Il 9 giugno a Milano si terrà il convegno “Sicurezza&Oltre” (sicurezzaeoltre) organizzato dalle principali associazioni di categoria del settore e dedicato alla sicurezza industriale, commerciale, residenziale e delle infrastrutture critiche, per discutere di sicurezza ma soprattutto del ruolo importantissimo della tecnologia e della sua evoluzione in questo campo.

“Sfide” e “opportunità” sono le parole chiave per il settore sicurezza.

In un’era dove le tecnologie si evolvono a un passo rapidissimo, cresce di conseguenza anche l’attenzione di istituzioni, enti, aziende e privati verso tutti quegli strumenti efficaci di protezione legati alla indiscutibile potenzialità offerta dalle nuove tecnologie, per ridurre al minimo i rischi non solo in campo lavorativo ma anche privato.

Ricordando che l’evento è a numero chiuso, per informazioni:info@sicurezzaeoltre

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Alexandra Gaeta <![CDATA[Non tutti sanno che …]]> http://www.arcotech.it/?p=11003 2022-05-17T09:14:31Z 2016-03-31T09:01:25Z Supponiamo che attraversando in macchina un incrocio ci si renda conto che la visibilità sia particolarmente ridotta e che non ci siano specchi parabolici ad aiutarci, il cittadino può fare qualcosa? Non tutti sanno che il singolo cittadino può richiedere l’istallazione di uno specchio stradale parabolico se ritiene sia necessario per la sicurezza stradale. Ecco dove […]

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Supponiamo che attraversando in macchina un incrocio ci si renda conto che la visibilità sia particolarmente ridotta e che non ci siano specchi parabolici ad aiutarci, il cittadino può fare qualcosa?

Non tutti sanno che il singolo cittadino può richiedere l’istallazione di uno specchio stradale parabolico se ritiene sia necessario per la sicurezza stradale.

Ecco dove andare e cosa fare:

Bisogna innanzitutto distinguere se lo specchio stradale richiesto è da mettere all’uscita da una strada privata oppure all’incrocio tra due strade comunali. Nel primo caso la richiesta va fatta al Comando di Polizia Locale o allo Sportello del Cittadino dell’URP con un apposito modulo sul quale vanno indicati i dati del richiedente e il punto in cui si intende far posizionare lo specchio parabolico. Una volta compilato il modulo, questo deve essere recapitato al Comune o direttamente all’Ufficio Protocollo con marca da bollo. Il modulo può anche essere inviato per posta ordinaria o raccomandata (ma in questo caso è necessario allegare  la fotocopia di un documento d’identità) oppure via mail sempre con copia del documento d’identità. Nel caso invece si voglia far installare lo specchio tra due strade comunali, è necessario fare una segnalazione rivolgendosi allo Sportello del Cittadino dell’URP e indicando l’incrocio ritenuto pericoloso.

Cosa avviene:

Una volta protocollato il modulo di richiesta, questo sarà trasmesso al Comando di Polizia Locale. La segnalazione allo Sportello del Cittadino, invece, non necessita di essere protocollato e sarà l’URP stesso a trasmetterla ai Vigili. Sarà poi il Comando di Polizia Municipale a effettuare un sopralluogo per verificare la visibilità all’incrocio indicato e le caratteristiche della strada.

In caso di sopralluogo positivo per un incrocio tra due strade comunali, sarà cura del Settore Lavori Pubblici acquistare e installare lo specchio. Per una strada privata, invece, il richiedente dovrà ritirare l’autorizzazione dai Vigili e provvedere direttamente all’acquisto e installazione. Per quest’ultima fase, il privato dovrà prendere contatto con il Settore Lavori Pubblici almeno tre giorni prima dell’installazione perché al momento della posa è necessaria la presenza di un operaio del Comune che verifichi il posizionamento del palo di sostegno dello specchio.

Tempi:

Nel caso di strada privata, la risposta da parte della Polizia Locale, sia positiva che negativa, viene di solito comunicata entro 30 giorni e in caso di approvazione l’autorizzazione può essere ritirata immediatamente. Nel caso invece di incrocio comunale i tempi si accorciano e si prevedono circa 10 giorni per la risposta.

Quanto costa:

Abbiamo detto che i costi per lo specchio all’uscita della strada privata e il posizionamento sono a carico del cittadino. Ma quanto costa uno specchio stradale? Arcotech offre una vasta varietà di prodotti di varie misure e forme, per tutte le esigenze, anche specchi riscaldabili e “ice free”, dai 230 euro ai 1.100. Qui trovate tutta la gamma:  specchi stradali arcotech

 

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Alexandra Gaeta <![CDATA[Lavoro minorile, 168 milioni di piccoli operai, minatori o domestici]]> http://www.arcotech.it/?p=10974 2016-03-24T11:13:18Z 2016-03-24T11:13:18Z 168 milioni sono i bambini e adolescenti nel mondo costretti a lavorare in condizioni di sfruttamento e 85 milioni in lavori altamente pericolosi. Il settore con  più alta presenza di minori è l’agricoltura (98 milioni), seguono le attività domestiche, il lavoro in miniera e nelle fabbriche. L’Africa sub sahariana è l’area del mondo con la […]

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168 milioni sono i bambini e adolescenti nel mondo costretti a lavorare in condizioni di sfruttamento e 85 milioni in lavori altamente pericolosi.

Il settore con  più alta presenza di minori è l’agricoltura (98 milioni), seguono le attività domestiche, il lavoro in miniera e nelle fabbriche. L’Africa sub sahariana è l’area del mondo con la massima incidenza di minori al lavoro, ma anche in Italia non si scherza: circa 340mila giovani sotto i 16 anni lavorano al limite dello sfruttamento,  di cui 28mila sono coinvolti in attività molto pericolose per la loro sicurezza e salute.

Alcuni dati sconvolgenti di uno studio svolto da Save the Children che riguardano il nostro paese:

in Italia il 7% dei minori nella fascia di età 7-15 anni è coinvolta nel lavoro minorile. Due minori su tre tra i 14 e 15 anni sono maschi e circa il 7% è un minore straniero. L’11% degli adolescenti che lavorano (circa 28mila) sono coinvolti nelle forme peggiori di lavoro minorile, con orari notturni o con un impegno continuativo, con il rischio reale di compromettere gli studi, di non avere neanche un spazio minimo per il gioco e  il divertimento o per il necessario riposo. Lavorano  per lo più in attività di famiglia (44,9%) mentre per ciò che riguarda i minori impiegati all’esterno del circuito familiare, i settori principali sono quello della ristorazione (43%), dell’artigianato (20%) e del lavoro in campagna (20%).

Sempre secondo un’indagine di Save the Children, risulta che i minori coinvolti in sfruttamento lavorativo provengono la maggior parte dal circuito della giustizia minorile, in quell’età di passaggio dalla scuola media alla superiore, che vede in Italia uno dei tassi di dispersione scolastica più elevati d’Europa e pari al 18,2%. Un dato che fa capire che è necessario in Italia fare qualcosa di più concreto contro la dispersione scolastica, con interventi di sostegno formativo e di inserimento lavorativo protetto per i ragazzi che hanno abbandonato gli studi.

«Un bambino costretto a lavorare prima del tempo, avrà il doppio delle difficoltà dei suoi coetanei ad accedere ad un lavoro dignitoso in età più adulta», commenta Furio Rosati dell’ILO e direttore del programma di ricerca ILO-UNICEF-Banca Mondiale Understanding Children’s Work (UCW), «correrà molti più rischi di rimanere ai margini della società, in condizioni di sfruttamento». «E’ cruciale assicurare ai minori un’ istruzione di qualità almeno fino all’età minima di accesso al mercato del lavoro per garantire l’acquisizione delle conoscenze base e delle competenze adeguate alle necessità del mercato del lavoro», continua Rosati, «Dobbiamo impedire che il lavoro minorile comprometta il presente e il futuro dei bambini e agire perché ciò non accada, sia nei paesi in via di sviluppo che nei paesi più benestanti,  Italia inclusa».

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Alexandra Gaeta <![CDATA[Parcheggiare come una merda]]> http://www.arcotech.it/?p=10950 2016-03-21T07:49:40Z 2016-03-21T07:40:57Z Da Napoli, Roma e Milano a Treviso, Varese e Brescia. Le iniziative di Comuni e cittadini contro il cosiddetto “parcheggio selvaggio” si allargano a macchia di leopardo in tutta Italia e anche grazie al popolo dei social network,  che fotografa e deride sul web chi ha poco rispetto delle regole, qualcosa sta cambiando. Esiste anche […]

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Da Napoli, Roma e Milano a Treviso, Varese e Brescia. Le iniziative di Comuni e cittadini contro il cosiddetto “parcheggio selvaggio” si allargano a macchia di leopardo in tutta Italia e anche grazie al popolo dei social network,  che fotografa e deride sul web chi ha poco rispetto delle regole, qualcosa sta cambiando.

Esiste anche un sito francese che si chiama Gare comme une merde, cioè “Parcheggiare come una merda” (garecommeunemerde), che vende stickers di insulti in varie lingue da apporre sul parabrezza delle macchine parcheggiate male. Da poco il sito ha anche realizzato una app per smartphone: in pratica si scatta una foto della macchina del trasgressore, si appone l’adesivo virtuale sull’immagine per nascondere la targa e poi si condivide su Facebook. Il successo è tale che sono state create sul social network molte comunità e gruppi dedicate a diverse città: c’è Gare comme une merde Suisse, Gare comme une merde Lille, Gare comme une merde Montpellier, eccetera. Anche un consigliere comunale di Ginevra ha creato una apposita pagina che amministrata personalmente per denunciare questo malcostume nella sua città.

Certo, fa poi sorridere leggere la notizia che proprio i vicini di casa di Mark Zuckerberg, il papà di Facebook, che vive a Liberty Hill, quartiere di San Francisco, hanno dovuto prendere carta e penna e scrivere una lettera di protesta per il parcheggio poco civile delle macchine dei bodyguard dell’imprenditore statunitense che sarebbero “permanentemente” parcheggiate in maniera irregolare.

A Napoli, il pubblicitario Claudio Agrelli ha organizzato il mese scorso una sorta di “azione di guerriglia marketing” per inibire gli automobilisti a sostare in doppia fila, sui posti disabili, sulle strisce pedonali e davanti ai passi carrabili. L’iniziativa chiamata “Il parcheggio selvaggio è nocivico alla salute stradale” si è servita di centinaia di volontari che legavano alle macchine parcheggiate in modo selvaggio dei palloncini aerostatici con su la scritta della campagna, questo per richiamare i cittadini a un comportamento più civile.

Chi si trova a passare per piazza Garibaldi, a Napoli, una delle piazze più importanti e affollate della città campana, potrà rimanere piacevolmente colpito del lavoro di riqualificazione urbano ma anche culturale. Da spazio confuso, schiavo del traffico e abbandonato a se stesso, oggi piazza Garibaldi si sta trasformando in un luogo d’incontro e non più di passaggio.

Anche Arcotech ha contribuito a dare un’immagine moderna, elegante ma soprattutto sicura alla piazza, istallando su tutto il suo perimetro i paletti di delimitazione in acciaio Berlin Trend (paletti stradali Arcotech) per darle anche un tocco di internazionalità.

 

paletto di delimitazione
Paletto di delimitazione Berlin Trend

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